Lippi chiama gli spettatori "gente squallida" e pretende passività
Da che mondo è mondo una squadra è applaudita o fischiata dal pubblico, e il pubblico è stato sempre libero di esprimere civilmente la propria soddisfazione o insoddisfazione.
Lippi vuole ignorare che il calcio è spettacolo e in quanto tale è finanziato da tutti noi che siamo gli spettatori, attraverso i diritti televisivi o il biglietto.
Di cosa finge di sdegnarsi l'antipaticissimo Lippi.
A me piacerebbe vincere la coppa del mondo, ma vorrei soprattutto divertirmi nel guardare un partita di calcio della nazionale; e allo stadio esulto, mi appassiono o fischio.
E con questo dove stà lo squallore?
E' vero amore?
In una società più a misura d'uomo la posizione degli uomini in ogni caso subirebbe un grande cambiamento. Ma anche quella delle donne, di tutte le donne, subirebbe un notevole cambiamento. Il nostro è un paese industrializzato con mezzi di produzione sviluppati. Le banche e le finanziarie oggi sono piene di danaro non utilizzato dagli imprenditori perchè si teme di perderli in mancanza di profitto. In una società più giusta i beni e servizi verranno prodotti per soddisfare i bisogni della gente e non per trarne profitto. Perciò ci saranno beni e servizi bastevoli per tutti. Allora potrebbe non spettare alla sola famiglia occuparsi dei suoi componenti. L'amministrazione domestica privata si trasformerebbe in una questione sociale a cui prenderebbero parte più persone anzichè i soli marito e moglie. La cura e la educazione dei bambini diventerebbe un fatto di pubblico interesse; la società avrebbe cura in egual modo di tutti i bambini, legittimi e illegittimi. Oggi molte ragazze si chiedono se l'amore del proprio ragazzo o l'amore per il proprio ragazzo sia vero amore, proprio come se esse stiano stipulando un contratto economico che può riservare delle "fregature"; e così queste ragazze non sono serene e contente di approfondire un nuovo bel rapporto umano. In una società più a misura d'uomo cadrebbe invece la preoccupazione delle «conseguenze», la quale oggi costituisce il motivo sociale essenziale — sia morale che economico — che impedisce ad una donna di abbandonarsi senza riserve all'uomo amato. Non sarebbe tutto ciò una causa sufficiente per il sorgere graduale di una più disinvolta pratica sessuale, e quindi di una opinione pubblica meno rigida e chiusa sull'onore delle fanciulle e sul disonore femminile? E infine, non abbiamo forse visto che nel mondo moderno monogamia e l'adulterio sono, certo, antagonismi, ma antagonismi inseparabili, poli opposti del medesimo stato di cose della società? Può scomparire l'adulterio senza trascinare con sé, nell'abisso, la monogamia?
Al giorno d'oggi c'è un criterio morale per giudicare i rapporti sessuali; ora non si domanda soltanto: è legittimo o illegittimo, ma anche: è nato da un amore reciproco o no? Invece è evidente che questo criterio, nella pratica non ha miglior successo di ogni altro criterio morale: vi si passa sopra. Ma non ha neppure successo peggiore. È, come gli altri, riconosciuto... teoricamente, sulla carta. E per il momento non può chiedere di più.
A Napolitano. Paesi ricchi? Tanti poveri nei paesi ricchi
Sicchè l'Italia sarebbe un paese ricco. Ma in base a cosa Napolitano definisce paese ricco l'Italia. In base al fatto che in essa ci sono dei ricchi? Egli non dice in questa occasione che in Italia, oltre ai ricchi ci sono tanti poveri e tante persone che si possono definire vicine alla povertà. E questo non solo nel "paese ricco" Italia, ma anche nel "paese ricco" USA ed altri.
Secondo Napolitano l'Italia nella sua interezza dovrebbe aiutare i paesi poveri. Napolitano parla con tanta approssimazione e con tanto cinismo. Non è l'Italia che deve aiutare i paesi poveri, ma è dai i ricchi dell'Italia che si devono prendere le risorse per aiutare i poveri in Italia e i poveri nel mondo.
Molti giornali hanno parlato dei tre milioni di italiani che soffrono la fame, sembra assurdo ma è così.
tra i motivi di detta povertà ci sono :
- La perdita del lavoro;
- La rottura dei legami famigliari;
- La mancanza di reti amicali forti;
- La presenza di figli a carico;
- La presenza di malattie croniche o invalidanti.
La diminuzione o il venir meno dei redditi da lavoro produce povertà. L'Istat individua circa un milione e 500.000 famiglie (il 6,3 per cento del totale) che arrivano alla fine del mese "con grande difficoltà" e che, nell'81,1 per cento dei casi, dichiarano di non essere in grado di affrontare una spesa imprevista di 700 euro. In questo gruppo ci sono le famiglie indietro con il pagamento delle bollette, che non possono permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione (45,8 per cento). Hanno difficoltà ad acquistare vestiti (62,9 per cento) o ad affrontare le spese per malattie (46,6 per cento). In genere le famiglie di questo gruppo contano su un unico percettore di reddito con un livello di istruzione non superiore alla licenza media, di età inferiore ai 45 anni. Ci sono poi 1,3 milioni di famiglie che hanno difficoltà leggermente inferiori, ma che spesso, a causa dei redditi bassi (nella maggior parte dei casi possono contare su un unico percettore di reddito che ha la licenza media inferiore), hanno difficoltà nei pagamenti, nell'acquisto di alimenti e vestiti, e anche nel riscaldamento della casa.
Poi ci sono le famiglie con difficoltà relative. Al centro si collocano le famiglie che non hanno difficoltà economiche eccessive, ma che non risparmiano (spesso si tratta di anziani); le famiglie giovani gravate da un mutuo per la casa, che assorbe una parte più che consistente del reddito disponibile; e infine le famiglie cosiddette 'vulnerabili'. Si tratta di 2,5 milioni di famiglie, il 10,4 per cento del totale: sono a basso reddito, una parte ha una casa di proprietà, una parte vive in affitto. La loro vulnerabilità è data dal fatto che contano su un solo percettore di reddito, che nel 41,4 per cento dei casi ha preso soltanto la licenza elementare.
E' questo il Paese ricco di cui parla Napolitano?
Vergogna.
A Brunetta. Parlamento produce poco. Perchè non dici niente?
Ma perchè Brunetta non dice una parola contro la bassissima produttività del Parlamento? Non sarà mica un servo di Berlusconi?
La Repubblica del 9 novembre ci fa conoscere i dati che fotografano lo stallo del Parlamento negli ultimi 6 mesi. Si registra il problema un impressionante svuotamento delle prerogative parlamentari a vantaggio del Governo: delle 47 leggi approvate da maggio ad ora 36 provengono dal Consiglio dei ministri, due miste e solo 9 di iniziativa parlamentare. La produttività dei parlamentari? Dal 1 maggio al 31 ottobre la presenza in aula dai senatori è stata assicurata solo per 8,6 ore a settimana (dal martedì al giovedì pomeriggio), mentre i colleghi deputati hanno lavorato in media 18 ore settimanali nello stesso periodo (dal lunedì al giovedì pomeriggio).
Sono fermi nelle commissioni ben 579 disegni di legge (297 al Senato e 282 alla Camera). Per non parlare di tutti gli altri ancora da esaminare: allora si tocca quota 1.621 al Senato e 2.606 alla Camera, oltre 4mila leggi al palo.
Premier: Sesto paese più ricco. Quanti sono invece i poveri?
La domanda da fare al grande B è: a quale posto siamo per numero di famiglie semi-povere o povere del tutto? Ci risponda!
Tremonti, nota stonata nel partito delle classi agiate
Tremonti: «Il posto fisso è un valore»
No di Brunetta: «Così si va indietro»
Tremonti onestamente comprende, almeno in parte, le ragioni dei lavoratori. Si, il posto fisso, ma quali le retribuzioni?Invece Brunetta dall'alto dei suoi 30.000 euro al mese vuole che la gente debba tribolare sempre per arrivare alla fine del mese.
Bravo Brunetta, tu si che te la fatichi la vita da ministro!
Riforma sanitaria di Obama dimezzata (per ora) dalle lobbies
Il 13 ottobre 2009 la Commissione Finanze del Senato americano ha approvato una scialba proposta di legge di riforma sanitaria, col risultato di 14 voti a 9. I Repubblicani hanno tutti votato contro, con l’eccezione del Sen. Olympia J. Snowe.
Il costo previsto dalla riforma assomma a 829 miliardi di dollari in 10 anni.
Il provvedimento approvato è l'ombra della Riforma Sanitaria sognata da Obama.
L’obiettivo fondamentale del provvedimento legislativo è quello aumentare la copertura assicurativa della popolazione americana, ovvero di ridurre il numero di persone non assicurate che ha recentemente raggiunto – anche a causa della disastrosa crisi economica che moltiplicato il numero dei disoccupati e, di conseguenza, anche quello dei non assicurati – la cifra record di 50 milioni.
Questa riforma non riesce comunque a raggiungere l’obiettivo della copertura assicurativa universale; la previsione è che il 6% della popolazione americana (circa 18 milioni di persone) continuerà ad essere priva di assicurazione.
Così come è stata approvata in commissione la riforma prevede che:
- 345 miliardi di dollari saranno finalizzati a rafforzare il ruolo protettivo di Medicaid, il programma assicurativo pubblico che tutela alcune categorie di poveri: è stata innalzata la soglia di reddito per poter avere diritto all’assistenza e allargata la tipologia dei soggetti eleggibili (potranno essere assistiti anche gli adulti senza minori a carico);
- 461 miliardi di dollari saranno finalizzati a erogare sussidi per l’acquisto di polizze assicurative a favore di famiglie a basso e medio reddito (es: riceverà il sussidio una famiglia di 4 persone con un reddito annuo inferiore a 88.000 $).
- la proibizione nei confronti delle assicurazioni sanitarie di rifiutare la copertura assicurativa o di imporre tariffe molto elevate a causa di condizioni di salute pre-esistenti del soggetto richiedente;
- l’irrogazione di una multa alle imprese con più di 50 dipendenti che non assicurano i lavoratori (il testo uscito dalla Commissione contiene norme molto più blande rispetto alle proposte originarie, che prevedevano un vero obbligo e pene pecuniarie molto salate);
- l’istituzione in ogni stato di una sorta di borsa delle assicurazioni che dovrebbe consentire ai cittadini e alle imprese di mettere a confronto le offerte delle diverse compagnie e di acquistare le polizze più convenienti.
- L’interesse dei produttori di servizi sanitari (medici, ospedali, etc.). Il New National Health Plan avrebbe dovuto essere modellato come Medicare (il programma assicurativo pubblico a favore degli anziani), nelle intenzioni dei suoi promotori. Come Medicare avrebbe dovuto remunerare medici e ospedali con tariffe inferiori a quelle del settore privato. Questa prospettiva ha naturalmente allarmato tutto il campo dei produttori e messo in moto un piccolo esercito di lobbisti.
- Le preoccupazioni dei conservatori. Ma i conservatori – del partito repubblicano, nonché quelli annidati in campo democratico – avevano una preoccupazione politica, di maggiore portata. Il timore era che il New National Health Plan fosse il Cavallo di Troia per introdurre nel sistema sanitario americano un assicuratore unico, pubblico, sul modello canadese.
Questa prospettiva peraltro era chiaramente auspicata dai sostenitori di Obama. Gerald W. McEntee, presidente della federazione dei pubblici dipendenti (American Federation of State, County and Municipal Employees, 1 milione e 600 mila iscritti), aveva dichiarato al riguardo che l’assicurazione pubblica, oltre a rappresentare un competitore nei confronti del mercato assicurativo privato, avrebbe costituito l’infrastruttura per una futura assicurazione pubblica - Il panico delle assicurazioni private. A gettare benzina sul fuoco anche le previsioni prodotte da un’agenzia di consulenza, la Lewing Group, che stimava in 100 milioni i potenziali iscritti al New National Health Plan. Una vera e propria catastrofe per il settore assicurativo privato.
- La forte tassazione delle polizze assicurative (ogni assicurazione del costo annuo superiore a 8.000 $, per i singoli, e a 21.000 $, per le famiglie, sarà tassata al tasso del 40%).
- Il taglio al bilancio di Medicare di oltre 400 miliardi di dollari in dieci anni, che comporterà una significativa riduzione dei compensi a medici e ospedali.
- Il fatto che la versione della riforma approvata dalla Commissione Finanze ha ammorbidito l’obbligo di assicurare (per le imprese) e di assicurarsi (per gli individui), mantenendo ancora relativamente elevata la quota di popolazione americana priva di assicurazione (6%).
Paradossale è l’argomento tirato questa volta in ballo: l’aumento del prezzo dei primi assicurativi. Quando è chiaro che solo l’istituzione di un’assicurazione sanitaria pubblica può produrre una riduzione dei costi del sistema e quindi anche dei premi assicurativi.
Riferimenti:
http://saluteinternazionale.info/2009/10/sanita-americana-la-riforma-dimezzata/
Meritocrazia? Solo se si premia la quantità e non la qualità.
No signori, se questa è la meritocrazia non sappiamo che farcene e faremmo bene a votarvi tutti contro o a non votare per nessuno, se nessuno vuol fare giustizia.
E poi, voi rispettabili signori politici che volete la meritocrazia, ignorate quello che succede a tanti bravi biologi, fisici ecc... che hanno studiato per anni senza guadagnane un soldo? Che ora, anche in età avanzata sono ancora precari e guadagnano una miseria?
Ma sentite come lo Stato premia col precariato anni e anni di studio di una laboriosa ricercatrice su Corriere.it:
In fondo il sogno era questo qui, quando Maria Grazia ha iniziato frequentando, a Roma, Scienze biologiche. La laurea è arrivata nel 1994, nello stesso anno in cui a vincere il Nobel per la Medicina è Martin Rodbell, biochimico, scopritore delle proteine G. «Mi sono specializzata in patologia clinica — racconta Maria Grazia — e poi ho preso il dottorato di ricerca a L’Aquila in biotecnologie ».
Comincia così un percorso instabile tra borse di studio e primi contratti: «Per carità, tutti noi sappiamo che la gavetta è lunga — spiega la ricercatrice —. Io arrotondavo facendo il rappresentante farmaceutico ». Da lì alla dura realtà dei co.co.co, i collaboratori coordinati e continuativi introdotti nel 1995 con la riforma Dini e istituzionalizzati due anni dopo dal «pacchetto Treu», il passo è breve: «Di quei contratti ne avrò collezionati almeno una decina!».
Poi una luce in fondo al tunnel: nel 2007 la Finanziaria Prodi introduce una graduale stabilizzazione dei precari. C’è la possibilità di approdare al mitico posto fisso, al contratto a tempo indeterminato, a una casa propria e forse, chissà, a una famiglia. Maria Grazia si mette in fila per la regolarizzazione ed è a un passo dall’ottenerla, quando cambia il governo e la sanatoria viene bloccata. «Io non ce l’ho fatta, ma 3 o 4 colleghi, sì. Erano in 4 mila a sperarci, ce l’avranno fatta, sì e no, un migliaio ». La delusione è fortissima: «L’unica consolazione è che sono stata inquadrata come articolo 23, contratto a termine, questo significa almeno non avere più uno stipendio da fame...». Cioè? «Guadagno 1.700 euro al mese netti. Sono fortunata. Gli altri faticando come me tutto il giorno, senza riconoscimento di straordinari, in media ne prendono 500 in meno».
Adesso però si schiude un’altra possibilità: «Il Cnr dopo 10 anni riapre i bandi per le assunzioni: spero di farcela anche se i posti sono pochissimi e ci sono anche i giovani... ». In che senso? «Nel concorso l’anzianità vale, ma fino a un certo punto. Così può accadere che i più giovani ti passino avanti. È come se si saltasse una generazione: quella dei quarantenni come me. Lo trovo ingiusto. Va bene il merito, ma anche l’esperienza è importante».
E cosa succederà se non supererà il concorso? «Ah, non lo so. Il mio contratto è rinnovabile per 5 anni e io sono al terzo. Tra due anni, o anche prima, potrei tornare a fare la co.co.co.». Ma se potesse ricominciare oggi, rifarebbe tutto Maria Grazia: «Andando a lavorare all’estero però. In Italia la preparazione è ottima, ma dopo mancano i fondi. Si lavora in pochi ma non puoi giocare una partita in tre quando le altre squadre sono da 11 come accade in altri Paesi. Di sicuro non puoi vincerla».
Difficile parlare di prospettive di vita in queste condizioni. A dispetto del suo cognome, Di Certo, Maria Grazia ha pochi punti fermi: «Io non guardo al futuro: come potrei? Non ho un posto fisso e in banca il mutuo per la casa non me lo fanno. Sto in affitto». Ha una famiglia? Sorride: «Mediamente non ci si fa la famiglia con questo lavoro... statisticamente è difficile farsela. Praticamente mi dedico al lavoro e continua a piacermi moltissimo».
Con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha fatto l’elogio del posto fisso, Maria Grazia si trova d’accordo: «Non si discute: la mobilità è negativa se non porta alla costruzione di qualcosa di stabile. E questo vale poi per l’intera società ». In che senso? «Penso che il ministro abbia visto che tanta gente non riesce ad arrivare a fine mese. Gente così non può permettersi di spendere un euro in più perché non ha prospettive, non ha neppure la tredicesima a Natale. Tremonti avrà pensato che l’economia non riparte senza garanzie per il futuro. È lapalissiano ».
Ma? C’è un «ma»? «Be’, aspetto di capire in che cosa si tradurrà questo pensiero: insomma si torna alla stabilizzazione dei precari? Io spero di sì. Mi auguro di poter continuare questo lavoro senza sentirmi borderline a 41 anni. Io non credo che in Italia si possano fare miracoli. Ma si può migliorare, un passo dopo l’altro. La pazienza di aspettare ce l’ho».
Antonella Baccaro
21 ottobre 2009
Il Corriere nega l'evidenza: obesità? Non c'entra la povertà
Dieta dei teenager, conta la classe sociale
Ma il sotto titolo:
L'obesità fra i meno abbienti dipende dalla scarsa cultura più che dalla minore disponibilità economica fa ricadere genericamente sulla cultura la responsabilità del fenomeno.
Ma leggiamo le rilevazioni valide della ricerca:
MILANO - Chi ha la fortuna di nascere in una famiglia «bene» non dovrà preoccuparsi troppo di diete e cicce da smaltire durante la giovinezza. Perché nei ceti medio-alti i ragazzi sono «naturalmente» più propensi ad alimentarsi bene e a considerare importante la forma fisica. Nelle classi sociali inferiori non è così, e il motivo lo sintetizza Wendy Willis, ricercatrice dell'università dell'Hertfordshire che ha condotto l'indagine: «In queste famiglie c'è la preoccupazione del futuro, c'è insicurezza sociale ed economica: i bisogni pressanti sono ben altri, così la forma fisica passa in secondo piano...».
Ma nello stesso articolo l'"illustre" prof Carruba, "grande" responsabile del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’università di Milano spiega a modo suo: "Sappiamo bene che molti cibi a basso prezzo hanno una scarsa qualità nutrizionale. Ma questo non giustifica completamente il fatto, già ampiamente noto, che l'obesità sia più frequente negli strati sociali inferiori. Questo studio lo conferma, indicando che più ancora dei soldi è il contesto culturale a fare la differenza: spesso mancanza di cultura alimentare e povertà vanno a braccetto, ma l'educazione carente fa più danni della mancanza di denaro". Come dire, se si hanno dieci euro da spendere per il cibo non è detto che si debbano per forza buttare in schifezze.
Grande prof Carruba, lui sì che con il suo stipendio di professore universitario è un grande educatore!
Giovanni Paolo II amico dei massacratori. Santo mai.



Quindi un impegno solo politico e per nulla umanitario.
Ma dov'è la democrazia e quello che essa promette? Salvador Allende era un presidente spontaneamente eletto dal popolo cileno. Allora la democrazia vige solo se non si mettono in discussione le ricchezza dei padroni della terra!
Solo sotto il regime di Pinochet migliaia di cileni esiliati, 2000 desaparecidos, oltre 27 mila vittime di torture o di detenzione politica.
Nel febbraio del 1999, la madri di Plaza de Mayo scrivono una lettera al pontefice, dura, durissima, in risposta alle prese di posizione del papa a difesa di Pinochet.
Nel 1999, Pinochet viene infatti arrestato in Inghilterra su mandato internazionale del giudice spagnolo Baltasàr Garzon. L'imputazione è di tortura ed omicidio di cittadini spagnoli.
Il papa fa sapere alla Camera dei Lord la propria preferenza perché l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna non venga concessa e, sempre nel 1999, fa una richiesta di perdono per i crimini commessi dal generale cileno.
Ecco il testo della lettera delle Madri di Plaza de Mayo:
"Buenos Aires 23 febbraio 1999
Sig Giovanni Paolo II
Ci è costato diversi giorni assimilare la richiesta di perdono che Lei, Sig. Giovanni Paolo II, ha inoltrato in favore del responsabile di genocidio Pinochet.
Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune, perchè ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di Papa in Vaticano, senza conoscere, senza avere sofferto sulla sua pelle la tortura con scariche elettriche, le mutilazioni e le violenze sessuali, abbia il coraggio di chiedere, in nome di Gesù Cristo, clemenza per l'assassino Pinochet.
Gesù è stato crocifisso e la sua carne è stata lacerata dai Giuda come Lei che oggi difende gli assassini.
Sig. Giovanni Paolo II, nessuna madre del Terzo Mondo che ha dato alla luce, allattato e curato con amore un figlio che è stato mutilato dalle dittature di Pinochet, Videla, Banzer, Stroessner, accetterà con rassegnazione la sua richiesta di clemenza.
Noi Madri ci siamo incontrate con Lei in tre occasioni, ma Lei non ha impedito i massacri, non ha alzato la voce in difesa delle nostre migliaia di figli durante quegli anni di terrore.
Adesso non abbiamo più dubbi su da quale parte sta Lei, ma sappia che malgrado il suo potere immenso, non potrà arrivare nè a Dio nè a Gesù
Molti dei nostri figli si sono ispirati a Gesù nel loro impegno per il popolo.
Noi Membri dell'Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, attraverso una preghiera immensa che arriverà al mondo, chiediamo a Dio che non perdoni Lei, Sig. Giovanni Paolo II, perchè Lei denigra la Chiesa del popolo che soffre. Lo facciamo in nome dei milioni di esseri umani che morirono e continuano a morire ad opera degli assassini che Lei difende e sostiene."
DICIAMO: SIGNORE NON PERDONARE GIOVANNI PAOLO II
Associazione Madri di Plaza de Mayo
Hebe Bonafini
presidentessa
Ritornando a noi, poi, non ricordo mai una parola di condanna diretta da parte sua per i feroci dittatori di destra sudamericani .
E da ricordare anche la santificazione da parte di Giovanni Paolo II nel 1998 del torturatore di ebrei e serbi durante l'ultima guerra, arcivescovo Stepinac, croato .
Riferimenti:

